Abetina
Foresta dall'aspetto grandioso, caratterizzata dalla imponente presenza di maestosi fusti colonnari, gli uni uguali agli altri, che s'alzano paralleli a sorreggere le fitte chiome scure dalle quali solo pochi raggi filtrano ad illuminare questo bosco cupo, paragonabile in bellezza ad una immensa cattedrale.
Nel Parco le abetine sono prevalentemente costituite da esemplari di Abete bianco (Abies alba), il quale copre una superficie complessiva di 565 ettari. Le origini di questa scelta risalgono storicamente al tempo dell'insediamento camaldolese, quasi mille anni fa, quando i frati di San Romualdo lo impiantarono a spese delle foreste di Faggio (Fagus sylvatica). Questi boschi artificiali avevano un elevato valore economico in quanto i lunghi e dritti tronchi di Abete venivano venduti per produzioni navali ed industriali.
L'attuale distribuzione dei rimboschimenti è invece frutto dell'opera dell'Azienda di Stato Foreste Demaniali; l'azione antropica è testimoniata dalla coetaneità degli alberi e la mancanza di un sottobosco ricco in giovani individui di abete. Al fine di conservare questi impianti, nel corso del tempo l'uomo è stato costretto a continue opere forestali, attraverso tagli a raso e immediati rimboschimenti. Tra i selvicoltori più capaci, merita di essere ricordato il Boemo Carlo Siemoni le cui sistemazioni risalgono alla fine del 1800. La natura viene incontro all'uomo aiutandolo nella mantenimento, grazie alla Formica rufa che svolge un efficace ruolo di contenimento dei parassiti dell'Abete bianco. Oggi la conservazione dell'abetina avviene secondo criteri naturalistici che prevedono un intervento umano sempre minore, consentendo un lento ritorno a condizioni naturali dove il bosco era a dominanza di Faggio.