Castagneto
Il Castagno è un componente spontaneo del bosco misto appenninico tuttavia, sebbene sia perfettamente integrato nel paesaggio boschivo, occupando gran parte dei boschi di latifoglie del basso orizzonte montano, all'interno del Parco è una formazione di origine artificiale.
Il Castagno (Castanea sativa) viene chiamato l'"albero del pane" in quanto i suoi frutti costituivano la base della dieta delle popolazioni montane. A partire dal Medioevo e prima ancora nell'Epoca Romana, fino a pochi decenni fa, l'uomo ha progressivamente sostituito le vegetazioni naturali, quali querceti e boschi misti, con le coltivazioni di Castagno. I Castagneti che noi attraversiamo sono quello che rimane di un'antica tradizione colturale che è andata velocemente in declino sia a seguito dello spopolamento delle aree montane, sia per la diffusione di malattie crittogamiche del Castagno quali il mal di inchiostro e il cancro corticale. La distruzione operata da questi funghi ha obbligato i contadini ad abbandonare le colture, o nei casi più fortunati a trasformare i Castagneti da frutto in boschi cedui per la produzione di legname, portando, nel corso del tempo ad una progressiva rinaturalizzazione di queste aree. Ciò nonostante i Castagneti da frutto sono ancora piuttosto diffusi in entrambi i settori del Parco, soprattutto nei pressi degli abitati, dove coprono piccole superfici. Le selve castanili rappresentano un aspetto tradizionale di notevole importanza storica e paesaggistica, che ha anche una discreta valenza avifaunistica: molte specie di uccelli infatti trovano nei grandi tronchi dei castagni più vecchi, un ambiente ideale dove alimentarsi e nidificare, mentre nei boschi gestiti selvicolturalmente, regolarmente tagliati al turno, ciò è molto più difficile. Per tali motivi sono dunque meritevoli di salvaguardia.