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Faggeta

by PNFC-CAI last modified 2006-10-08 11:09

Nessun altro albero oltre al Faggio (Fagus sylvatica) si così bene adattato al paesaggio appenninico... lo si può considerare il dominatore incontrastato della fascia montana, al di sopra dei 900-1000 metri.


Faggeta

Nel Parco il limite superiore delle faggete coincide, con rare eccezioni, con il crinale tosco-romagnolo il quale è quasi ovunque raggiunto da un bosco composto da faggi per lo più bassi e contorti, modellati dal vento e dall'ostilità del clima. Scendendo al di sotto della linea di crinale i fusti sono tipicamente colonnari e maestosi, con chiome fitte e rigogliose impedendo alla luce di penetrare. Il sottobosco è quindi povero in specie erbacee, le quali sono tutte amanti dell'ombra, mentre lo strato arbustivo è praticamente assente. In questo contesto, al Faggio si associano spesso altre essenze arboree quali l'Acero di monte (Acer pseudoplatanus), il Sorbo degli Uccellatori (Sorbus aucuparia) e l'Abete bianco (Abies alba). Una variante a questo tipo di foresta la troviamo nella fascia altitudinale compresa tra i 1300 metri e il limite inferiore della fascia montana: qui la faggeta si mescolata con il sottostante bosco misto di querce. Al suo interno lo strato erbaceo annovera diverse essenze; la presenza dell'abete aumenta fino ad eguagliare in quantità il Faggio e la compagine arborea è molto più ricca in specie.

 

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