Evoluzione naturale del paesaggio
Camminando lungo i sentieri del Parco ci si rende subito conto che il territorio che attraversiamo, è pressoché disabitato. Negli anni '50 si assistette alla fase finale dell'abbandono delle aree montane da parte di un consistente numero di persone, che stremati dalla pesante vita contadina, si allontanarono per insediarsi nelle città in via di sviluppo.
La passata colonizzazione operata dall'uomo ha profondamente influenzato e caratterizzato il territorio, tanto che, a distanza di decenni, sono ancora ben evidenti i segni del suo costante lavoro; ne sono un esempio la fitta rete viaria che collegava i borghi (ricordiamo le bellissime mulattiere). Il processo di rinaturalizzazione di queste aree, sta riportando, seppur lentamente, la foresta al suo antico e rigoglioso splendore. Si notano i vecchi casolari rurali, ridotti a pochi ruderi e ormai coperti da arbusti o al cui interno sono cresciuti degli alberi; le aie ancora ombreggiate dai maestosi e vecchi alberi; i boschi governati a ceduo, utilizzati per la produzione di legna da ardere; la regolarità e l'ordine dei castagneti da frutto, ed infine le aree più pianeggiati utilizzate come seminativi e pascoli, che a tutt'oggi mostrano i segni del passato sfruttamento. Le essenze colonizzatrici tipiche di questo paesaggio sono i cespuglietti ed in particolare rose, ginestre, ginepri e biancospini oltre a giovani esemplari di latifoglie decidue. Al fine di ripristinare le aree più degradate si sono resi necessari vari interventi forestali tra cui rimboschimenti e conversione all'alto fusto, dei vecchi cedui.