Rimboschimenti
In tutta l'area del Parco l'uomo ha, in tempi più o meno recenti, profondamente modificato il territorio. Il forte impatto antropico è oggi testimoniato dagli estesi rimboschimenti, per lo più a conifere, che coprono una discreta porzione del territorio.
Gli assetti vegetazionali e la naturalità dei popolamenti variano da stazione a stazione: si possono avere formazioni del tutto artificiali, con piano arboreo composto da un'unica essenza, dove non vi è traccia di rinnovazione, ne di flora spontanea, oppure associazioni già diversificate, con rinnovazione abbondante di specie legnose spontanee e flora erbacea tipica dei boschi più maturi, oltre ad infinite condizioni intermedie. L'essenza più impiegata e diffusa è l'Abete bianco (Abies alba), storicamente prescelto dai Monaci Camaldolensi, ma coprono superfici importanti anche l'Abete rosso (Picea abies) e l'Abete di Douglas (Pseudotsuga menziesii). Altra conifera abbondantemente impiegata nelle più svariati condizioni ambientali è il Pino nero (Pinus nigra, Pino laricio), che permette il recupero forestale di pascoli, coltivi abbandonati, terreni soggetti ad erosione (fenomeno imputabile al passato sfruttamento agropastorale) sia in zone collinari che montane. Presenti, anche se in misura inferiore rimboschimenti effettuati con altre resinose, quali Pino silvestre e Pino strobo (Pinus sylvestris, P. strobus), Larice (Larix decidua), ecc. Nelle cenosi più naturali ed evolute la componente arbustiva ed erbacea è simile a quella propria dei limitrofi boschi di latifoglie, e si differenzia non in base all'essenza dominante ma alle condizioni stazionali (altitudine, esposizione, tipo di substrato, ecc.).