Camaldoli
Alberi e bosco
Camaldoli è forse il luogo più famoso del Parco per l'elevato valore naturale e spirituale della foresta del millenario insediamento monastico in cui l'Abete Bianco (Abies alba) ne è diventato un simbolo. La foresta rappresenta per i monaci la salvaguardia del silenzio e della solitudine ed i monaci a loro volta si prendono cura della crescita della foresta.
Prima di osservare il bosco non possiamo non dare uno sguardo a quegli organismi che popolano la superficie di rocce nude: i muschi e licheni. Questi due rappresentanti del mondo vegetale si sono specializzati a vivere in ambienti ostili dove il suolo è quasi inesistente oppure estremamente sottile ed arido. Il loro ruolo è indispensabile per l'evoluzione delle forme più complesse quale è il bosco.
Superata la faticosa salita, il bosco si presenta nel complesso fitto e con suolo abbastanza profondo e fresco. In questa situazione ambientale crescono in particolare due piante: il Nocciolo (Corylus avellana) e il Carpino bianco (Carpinus betulus) la cui fioritura avviene prima della comparsa delle foglie, in modo da permettere al polline maschile di essere disperso grazie al vento.
Proseguendo incontriamo un'altra essenza arborea conosciuta da tutti: la Quercia! Attenzione perchè con questo nome si indicano circa 600 specie distribuite tra l'Europa ed Asia e di cui solo cinque sono presenti all'interno del territorio del Parco; le due le specie più frequenti sono il Cerro (Quercus cerris), riconoscibile per la sua imponenza e per le foglie ruvide e coriacee e, la Roverella (Quercus pubescens), di dimensioni inferiori e con foglie pubescenti. La fascia submontana che attraversiamo è caratterizzata sia dalla presenza del Faggio (Fagus sylvatica) e del Castagno (Castanea sativa). Quest'ultimo veniva chiamato anche l'albero del pane perchè era il sostentamento delle popolazioni locali; oggi a seguito dell'abbandono, le estensioni un tempo dedicate a questa coltura si sono progressivamente ridotte a favore di una spontanea ripresa delle essenze tipiche del luogo. Tra di esse il Maggiociondolo (Laburnum anagyroides) e il Ciliegio (Prunus avium) si fanno notare nei mesi primaverili per le loro belle fioriture.
Terminiamo il giro "botanico" analizzando un altro gruppo di piante molto diffuse nel Parco: le conifere. Ad eccezione dell'Abete Bianco, del Tasso (Taxus bacata) e del Ginepro (Juniperus oxycedrus) tutte le altre conifere e gimnosperme sono specie esotiche, ovvero estranee al patrimonio vegetale originario, essenze introdotte. Numerosi sono gli alberi monumentali, ovvero le piante che per la loro dimensione, portamento e bellezza sono oggi oggetto di tutela da parte dello Stato; ne sono un esempio il "Castagno Miraglia" con età stimata intorno ai 300-500 anni e il gigante Cedro dell'Atlante secolare con il quale il nostro viaggio attraverso la natura si conclude.

